Oltre alla basilica, la piazza Vittorio Emanuele di Rivolta d’Adda ospita un altro edificio sacro di grande interesse: la Chiesa dell’Immacolata Concezione. Situata proprio di fronte alla facciata della basilica romanica, questa chiesa – originariamente concepita come oratorio confraternale – venne costruita verso la fine del XV secolo . Due mattoni incisi con le date 1497 e 1499, ancora visibili rispettivamente sulla facciata e sulla porta laterale, attestano con precisione il periodo di fondazione dell’edificio .
L’architettura esterna riflette i canoni tardo-gotici lombardi uniti a elementi proto-rinascimentali: la facciata, semplice e a capanna, è realizzata in mattoni a vista alternati a corsi orizzontali di ciottoli di fiume, secondo la tradizione costruttiva locale . A coronamento della facciata corre un’elegante decorazione in cotto composta da archetti pensili trilobati, che alleggeriscono la linearità del prospetto e conferiscono un tocco di raffinatezza tipicamente lombarda .
Nel complesso, l’aspetto sobrio della chiesa ben si armonizza con il contesto rurale dell’epoca, pur introducendo dettagli decorativi di gusto aggiornato, segno di una committenza attenta alle novità artistiche.
Osservando il fianco settentrionale dell’edificio, si notano alcuni elementi architettonici peculiari. Innanzitutto vi sono robusti contrafforti in muratura, aggiunti per rinsaldare la struttura e contrastare la spinta della grande volta interna . Sempre sul lato nord sporge una piccola abside semicircolare, anch’essa in mattoni, corrispondente alla zona del coro. Ciò che attira l’attenzione è però la presenza, sopra l’abside, di un tiburio ottagonale in muratura: esso racchiude e copre una cupola interna di forma ovoidale, elemento non comune per una piccola chiesa di paese.
Questo tiburio-cupola fu aggiunto nel XVII secolo, quando la chiesa subì un importante intervento di ampliamento del presbiterio .
La cupola venne realizzata per creare uno spazio più ampio e luminoso sopra l’altare, riservato alle funzioni liturgiche della confraternita che officiava nella chiesa (detta anche dei Disciplini o Scolari) separandole dallo spazio destinato al popolo . Nel 1680 la cupola fu splendidamente affrescata con una scena dell’Incoronazione della Vergine Maria tra angeli musicanti (in linea con la dedicazione mariana dell’oratorio), ma purtroppo il nome dell’autore di questo affresco seicentesco non ci è pervenuto .
La presenza della cupola e del tiburio esterno conferisce comunque alla chiesa dell’Immacolata una silhouette inconfondibile: accanto alla massa più bassa della basilica romanica, svetta la piccola cupola ottagonale, quasi a indicare la particolare devozione mariana che permea questo edificio.
All’interno, la chiesa dell’Immacolata Concezione si presenta come un ambiente raccolto ma sorprendentemente ornato. La struttura è quella di un oratorio ad aula unica: vi è una sola navata, coperta da una grande volta a botte che si estende per due campate, dando un senso di ampiezza allo spazio nonostante le dimensioni ridotte . Lungo le pareti laterali, in prossimità dell’arco trionfale che introduce al presbiterio, si aprono due piccole cappelle simmetriche, poco profonde, aggiunte per ospitare altari secondari o confessionali . Tali cappelline sono frutto degli adattamenti successivi alla costruzione originaria, forse collegati alla gestione dell’oratorio da parte dell’Ospedale di Santa Marta, che ne aveva la cura per il culto dei fedeli laici .
Il presbiterio, rialzato di un gradino rispetto all’aula, è dominato dall’altare maggiore, che costituisce uno dei tesori artistici della chiesa. L’altare attuale risale agli inizi del Settecento e fu commissionato per adeguare l’oratorio al nuovo gusto barocco diffusosi nella zona. Nel 1729, infatti, la Confraternita dell’Immacolata decise di sostituire il precedente altare in muratura con uno più sontuoso in marmi policromi, in linea con l’estetica dell’epoca . Per la sua realizzazione si scelse la celebre bottega dei Fantoni di Rovetta, famiglia di scultori e intagliatori rinomata in tutta l’Italia settentrionale. In particolare, il progetto fu affidato ad Andrea Fantoni, il membro più illustre di questa dinastia artistica, autore di numerose opere tra Bergamo, Brescia e Milano (tra cui le celebri sacrestie di Alzano Lombardo) . Su disegno di Andrea Fantoni venne dunque creato un altare magnifico: un trionfo di marmi variopinti intarsiati, con al centro la statua lignea della Vergine Immacolata (una scultura devozionale più antica riadattata nel nuovo contesto) . L’altare presenta una mensa ornata e un elegante paliotto, sormontati da un tempietto con colonne tortili che reggono un baldacchino marmoreo; ai lati, sinuose volute e candelieri scolpiti guidano lo sguardo verso la nicchia centrale dove campeggia la Madonna . Questo straordinario manufatto barocco, completato nel 1730 circa, unisce architettura e scultura in un insieme armonioso e fastoso al tempo stesso. Una particolarità progettuale è la presenza, nella parte retrostante l’altare, di una piccola finestra munita di grata che metteva in comunicazione la chiesa con un vano dietro il presbiterio: attraverso di essa i confratelli (o gli ospiti dell’ospedale) potevano seguire le funzioni ascoltandone le preghiere anche restando nell’area riservata, secondo usi devozionali dell’epoca .
Nel corso del Settecento e dell’Ottocento la chiesa subì anche altre modifiche minori: ad esempio l’adeguamento delle superfici con nuove tinteggiature e probabilmente la chiusura di alcune finestre originarie per far spazio ai riquadri affrescati. Tuttavia, l’elemento di maggior impatto rimane l’assetto conferitole dai lavori tra XVII e XVIII secolo: la cupola ovoidale affrescata che sovrasta il presbiterio, il campaniletto a vela sul tetto, le cappelle laterali e l’altare Fantoni testimoniano l’evoluzione dell’oratorio da semplice aula quattrocentesca a ricco spazio cerimoniale barocco. Non va infine dimenticato che questa chiesa, pur piccola, era cuore di importanti pratiche devozionali cittadine: qui si riuniva la Compagnia della Concezione di Maria, una confraternita locale che ebbe sede in Sant’Agnese (già Santa Marta) e poi si trasferì in questo oratorio per diffondere il culto mariano dell’Immacolata . Ciò spiega la cura e l’investimento profusi nei secoli per arricchirne l’arte e l’architettura.
All’interno, la chiesa dell’Immacolata Concezione si presenta come un ambiente raccolto ma sorprendentemente ornato. La struttura è quella di un oratorio ad aula unica: vi è una sola navata, coperta da una grande volta a botte che si estende per due campate, dando un senso di ampiezza allo spazio nonostante le dimensioni ridotte . Lungo le pareti laterali, in prossimità dell’arco trionfale che introduce al presbiterio, si aprono due piccole cappelle simmetriche, poco profonde, aggiunte per ospitare altari secondari o confessionali . Tali cappelline sono frutto degli adattamenti successivi alla costruzione originaria, forse collegati alla gestione dell’oratorio da parte dell’Ospedale di Santa Marta, che ne aveva la cura per il culto dei fedeli laici .
Il presbiterio, rialzato di un gradino rispetto all’aula, è dominato dall’altare maggiore, che costituisce uno dei tesori artistici della chiesa. L’altare attuale risale agli inizi del Settecento e fu commissionato per adeguare l’oratorio al nuovo gusto barocco diffusosi nella zona. Nel 1729, infatti, la Confraternita dell’Immacolata decise di sostituire il precedente altare in muratura con uno più sontuoso in marmi policromi, in linea con l’estetica dell’epoca . Per la sua realizzazione si scelse la celebre bottega dei Fantoni di Rovetta, famiglia di scultori e intagliatori rinomata in tutta l’Italia settentrionale. In particolare, il progetto fu affidato ad Andrea Fantoni, il membro più illustre di questa dinastia artistica, autore di numerose opere tra Bergamo, Brescia e Milano (tra cui le celebri sacrestie di Alzano Lombardo) . Su disegno di Andrea Fantoni venne dunque creato un altare magnifico: un trionfo di marmi variopinti intarsiati, con al centro la statua lignea della Vergine Immacolata (una scultura devozionale più antica riadattata nel nuovo contesto) . L’altare presenta una mensa ornata e un elegante paliotto, sormontati da un tempietto con colonne tortili che reggono un baldacchino marmoreo; ai lati, sinuose volute e candelieri scolpiti guidano lo sguardo verso la nicchia centrale dove campeggia la Madonna . Questo straordinario manufatto barocco, completato nel 1730 circa, unisce architettura e scultura in un insieme armonioso e fastoso al tempo stesso. Una particolarità progettuale è la presenza, nella parte retrostante l’altare, di una piccola finestra munita di grata che metteva in comunicazione la chiesa con un vano dietro il presbiterio: attraverso di essa i confratelli (o gli ospiti dell’ospedale) potevano seguire le funzioni ascoltandone le preghiere anche restando nell’area riservata, secondo usi devozionali dell’epoca .
Nel corso del Settecento e dell’Ottocento la chiesa subì anche altre modifiche minori: ad esempio l’adeguamento delle superfici con nuove tinteggiature e probabilmente la chiusura di alcune finestre originarie per far spazio ai riquadri affrescati. Tuttavia, l’elemento di maggior impatto rimane l’assetto conferitole dai lavori tra XVII e XVIII secolo: la cupola ovoidale affrescata che sovrasta il presbiterio, il campaniletto a vela sul tetto, le cappelle laterali e l’altare Fantoni testimoniano l’evoluzione dell’oratorio da semplice aula quattrocentesca a ricco spazio cerimoniale barocco.
Non va infine dimenticato che questa chiesa, pur piccola, era cuore di importanti pratiche devozionali cittadine: qui si riuniva la Compagnia della Concezione di Maria, una confraternita locale che ebbe sede in Sant’Agnese (già Santa Marta) e poi si trasferì in questo oratorio per diffondere il culto mariano dell’Immacolata . Ciò spiega la cura e l’investimento profusi nei secoli per arricchirne l’arte e l’architettura.
Ciò che rende davvero unica la chiesa dell’Immacolata Concezione è lo straordinario ciclo di affreschi rinascimentali che ne decora interamente la volta e le pareti alte. Entrando nella navata e alzando lo sguardo, si rimane colpiti dalla profusione di immagini e colori che rivestono la grande volta a botte: un vero unicum nell’area lombarda, sia per qualità artistica sia per complessità iconografica. La decorazione, realizzata nel 1506, è organizzata in una struttura a cassettoni dipinti, che crea un effetto di finti rilievi architettonici in prospettiva . In ciascun riquadro ottagonale della volta si aprono tondi affrescati (ben 104 in totale!) entro i quali compaiono, alternandosi, le Sibille e i Profeti – figure dell’antichità pagana e della tradizione biblica poste qui in dialogo simbolico . Le Sibille, profetesse del mondo classico, e i Profeti dell’Antico Testamento sono raffigurati a mezzo busto mentre sporgono da balconcini dipinti, come vivi personaggi affacciati dal cielo, ciascuno accompagnato dal proprio cartiglio identificativo. Questa selva di volti e figure produce una ricchissima galleria iconografica che annuncia, in termini profetici, la venuta di Cristo e la speciale elezione di Maria fra tutte le donne.
Tra un tondo e l’altro, a suddividere la volta in campate, si sviluppa la narrazione per immagini delle Storie della Vergine. Otto riquadri affrescati – sei lungo la volta (tre per campata) e due sulla controfacciata – illustrano gli episodi più salienti della vita di Maria, dalla sua infanzia fino all’Assunzione. Dal punto di vista iconografico, molte di queste scene traggono spunto dai Vangeli apocrifi, che nel Rinascimento costituivano una fonte popolare per integrare i silenzi dei Vangeli canonici fornendo dettagli suggestivi sulla vita di Maria e di Gesù . La scelta di attingere agli apocrifi dimostra la volontà dei committenti di offrire ai fedeli un racconto completo e coinvolgente, ricco di particolari emozionanti poco noti. Ad esempio, entrando in chiesa e volgendo lo sguardo al primo riquadro sulla sinistra, si osserva una composizione che unisce due episodi distinti: l’Apparizione dell’angelo a Gioacchino (il padre di Maria) e l’Incontro di Sant’Anna con Gioacchino alla Porta Aurea di Gerusalemme . Questi eventi – tratti appunto dal Protovangelo di Giacomo – narrano il concepimento miracoloso di Maria: l’angelo annuncia a Gioacchino, ritiratosi in eremo, la futura nascita di una figlia; subito dopo Gioacchino e Anna, colmi di gioia, si ricongiungono alla Porta Aurea, segno del perdono di Dio e dell’avverarsi della promessa. Proseguendo, nel successivo riquadro è raffigurata la Nascita della Vergine: Sant’Anna è colta nell’intimità della sua casa mentre allatta la neonata Maria, scena tratta anch’essa dai racconti apocrifi . Un dettaglio curioso in questa raffigurazione è la sottolineatura, nelle fonti, della purezza rituale di Anna: la madre di Maria “non lasciava passare nulla di profano o impuro” nella propria camera dopo l’annuncio angelico , e infatti il pittore la raffigura mentre si nutre di cibi leciti secondo la legge mosaica, evitando ogni vivanda considerata impura dagli ebrei (come carni di coniglio o di maiale). Il terzo riquadro della serie mostra la Presentazione di Maria al Tempio: la piccola Maria, all’età di tre anni, sale spedita i quindici gradini del Tempio di Gerusalemme per essere consacrata a Dio, accolta dal sommo sacerdote . Anche questa scena deriva dal Protovangelo di Giacomo, dove si narra che Maria, colma di grazia divina, salì i gradini senza mai voltarsi indietro verso i genitori – ed è proprio così che la vediamo affrescata, ferma in alto con passo sicuro, mentre Anna e Gioacchino la osservano commossi dal basso.
L’intero ciclo mariano prosegue con altri episodi fino a coprire la vita di Maria (si riconoscono tra gli altri lo Sposalizio della Vergine con Giuseppe, l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività di Gesù, la Presentazione al Tempio di Gesù, la Dormizione e l’Assunzione di Maria). Ogni scena è incorniciata da fregi geometrici e accompagnata da cartigli descrittivi, a creare una narrazione visiva continua e dettagliata. Dal punto di vista stilistico, gli affreschi presentano caratteri pienamente rinascimentali: figure solide, prospettive architettoniche ben costruite, vivaci colori e un equilibrato impianto compositivo denotano la mano di artisti colti, aggiornati sulle novità pittoriche che giungevano da Milano e dal resto d’Italia.
Non a caso, i due autori del ciclo erano pittori di primo piano nella Lombardia dell’epoca: Giovan Pietro Carioni e Martino Piazza, entrambi originari di Lodi . In particolare Martino Piazza è noto per essere stato uno dei primi allievi di Leonardo da Vinci durante il soggiorno milanese del maestro. Nella volta rivoltana, Piazza mise a frutto gli insegnamenti leonardeschi in modo mirabile: si notano infatti l’uso sapiente del chiaroscuro, l’espressività naturale dei volti e certi dettagli prospettici arditi che richiamano soluzioni del genio fiorentino. Grazie a queste qualità, il soffitto affrescato di Rivolta d’Adda può essere considerato un prezioso incunabolo della pittura rinascimentale lombarda , cioè uno dei primi e più significativi esempi di quell’arte nuova fiorita all’inizio del Cinquecento. Il critico E. Sottocorno ha sottolineato come in nessun altro ciclo contemporaneo si riscontri una decorazione a cassettoni affrescati così fitta di figure: in un spazio relativamente ristretto, gli artisti sono riusciti a creare un effetto di spazialità nobile (aulica) e quasi illusionistica, ricco di elementi decorativi e figurativi fusi insieme in un insieme armonico . Ciò rende la chiesa dell’Immacolata un piccolo scrigno d’arte, in cui fede e bellezza rinascimentale si incontrano.
Negli anni successivi il ciclo di affreschi cinquecenteschi è stato oggetto di cure e restauri per assicurarne la conservazione. In particolare nel XX secolo, con una rinnovata attenzione per le opere leonardesche, gli affreschi sono stati studiati e valorizzati anche per le possibili influenze vinciane (da cui il titolo di una pubblicazione “Tracce di Leonardo a Rivolta d’Adda” ). Oggi la chiesa dell’Immacolata Concezione, pur nelle sue piccole dimensioni, offre al visitatore un’esperienza di grande suggestione: varcandone la soglia, ci si trova avvolti da un unico abbraccio di affreschi, dove profeti e sibille, angeli e santi, architetture dipinte e motivi ornamentali creano una sinfonia visiva di straordinaria intensità. Questo oratorio, nato sul finire del Quattrocento per volontà della comunità rivoltana, resta uno dei gioielli nascosti della cittadina, testimoniando la profonda devozione mariana locale e al contempo l’altissimo livello artistico raggiunto dai maestri lombardi del Rinascimento. Visitandolo, si può davvero percepire quell’intreccio di arte e fede che attraversa i secoli e che costituisce l’anima più autentica di questi luoghi.
Testi:
Mons. Dennis Feudatari
Custodi di arte e storia
Fotografie:
Gianluca Colombi
Tour virtuale:
Gianluca Colombi
Pillar Srl
Video drone:
Mario Di Paola
Con il patrocinio del Comune di Rivolta