Alla sinistra della facciata della basilica si erge la robusta torre campanaria, oggi alta circa 45 metri. La sua storia costruttiva attraversa i secoli ed è fatta di successive elevazioni. In origine, nel Medioevo, il campanile era molto più basso: si trattava di una torre a pianta quadrata (6 metri di lato) coperta da un semplice tetto a capanna, e raggiungeva un’altezza di soli 16 metri . Per lungo tempo questa modesta torre svolse la duplice funzione di richiamo sonoro per i fedeli e di elemento di avvistamento nel panorama pianeggiante, con un aspetto essenziale e privo degli elementi merlati che vediamo oggi.
Il primo grande intervento avvenne nel 1716. In quell’anno, per volontà della comunità locale, la torre campanaria venne sopraelevata fino a circa 30 metri e dotata di una nuova cella campanaria più ampia . Contestualmente si installò un concerto di sei campane, che iniziò a scandire ufficialmente le ore e le funzioni religiose per gli abitanti di Rivolta . Di questo periodo rimane una preziosa testimonianza iconografica: un affresco del Settecento, conservato nella chiesa di Sant’Alberto Quadrelli, raffigura infatti il profilo della basilica con la torre campanaria ancora sormontata dal tetto a capanna originario, com’era prima delle modifiche del XVIII secolo . Ciò conferma che l’aggiunta della nuova cella campanaria e l’innalzamento del 1716 furono gli interventi che trasformarono significativamente la sagoma del campanile, dandole un aspetto più slanciato e vicino a quello odierno.
La storia del campanile conobbe un ulteriore capitolo nell’Ottocento, quando si decise di elevarlo ancora per migliorare la portata del suono delle campane. Nel 1845 il parroco di allora, Don Carlo Sessa, incaricò l’ingegnere lodigiano Bruschini di innalzare ulteriormente la torre fino all’altezza attuale di circa 45 metri . Il progetto di Bruschini non si limitò ad aggiungere un semplice tronco alla struttura esistente: egli ideò un coronamento decorativo ispirato alle torri medievali, con una larga terrazza aggettante (sporta) sormontata da sette merli per lato di foggia ghibellina . Questa scelta architettonica conferì al campanile un carattere vagamente fortificato, insolito per una torre campanaria ma di grande impatto scenografico. Le motivazioni di tale conformazione non sono del tutto chiare e hanno alimentato nel tempo fantasiose interpretazioni popolari . In realtà, sembra trattarsi soprattutto di un vezzo stilistico dell’Ottocento: i merli ghibellini (a coda di rondine) erano simbolo dei sostenitori dell’Impero nelle lotte medievali, mentre Rivolta d’Adda storicamente apparteneva alla fazione opposta, quella guelfa. Appare dunque probabile che i merli siano stati scelti da Bruschini e Don Sessa come elemento decorativo neo-medievale, più che per un riferimento storico locale .
L’innalzamento del 1845 portò con sé anche un ampliamento del concerto di campane. Don Sessa volle infatti aggiungere due nuove campane alle sei esistenti, portando il totale a otto, in modo da ottenere un suono ancora più solenne e udibile a distanza . Nelle sue memorie il parroco scrisse chiaramente che l’intervento fu motivato non da “pompa o vanagloria”, ma dalla necessità pratica: alcune campane antiche erano rotte e, soprattutto, la vecchia torre bassa non consentiva al suono di propagarsi fino alle numerose cascine lontane sparse nella campagna rivoltana . Grazie a questa sopraelevazione, il campanile assunse dunque la fisionomia possente e slanciata che ancora oggi ammiriamo, divenendo un simbolo inconfondibile dello skyline di Rivolta d’Adda.
All’inizio del Novecento la basilica versava dunque in uno stato eterogeneo, frutto di secoli di rimaneggiamenti. Nel 1903 il prevosto Mons. Agostino Desirelli, animato dal rinnovato interesse per il Medioevo tipico del romanticismo storico dell’epoca, affidò all’architetto milanese Cesare Nava un ambizioso progetto di restauro integrale .
L’obiettivo era riportare la chiesa all’aspetto romanico originario: Nava vi si dedicò per circa un decennio, smantellando le aggiunte posticce e ricostruendo le parti mancanti in stile. Il 9 luglio 1905 venne posata la prima pietra di un pronao antistante la facciata – elemento oggi ben visibile, composto da tre arcate – che fu completato nel 1906 . Al termine dei restauri, nell’ottobre 1903, la basilica poté essere solennemente riconsacrata e inaugurata dal vescovo di Cremona Geremia Bonomelli, presentandosi ormai nella sua nuova veste “neo-romanica” .
L’intervento di Nava, pur condotto con i criteri di reinterpretazione del romanico propri del suo tempo, ha restituito alla comunità un monumento oggi considerato dagli studiosi uno degli esempi più significativi dell’arte romanica lombarda del pieno Medioevo . I lavori di tutela e pulitura sono proseguiti anche in anni recenti (fino al 2007), a testimonianza dell’attenzione continua verso la conservazione di questo importante edificio .
Nel corso del Novecento, la torre campanaria è stata ulteriormente valorizzata e adattata alle esigenze moderne, pur mantenendo intatta la sua funzione tradizionale. Dopo i danneggiamenti e le requisizioni belliche della Seconda Guerra Mondiale, si decise di rinnovare completamente il concerto delle campane.
Nel 1949 la fonderia Luigi D’Adda di Crema fuse in un’unica colata un nuovo concerto composto da nove campane accordate in Do³ (scala di Do maggiore), con l’aggiunta di un’ulteriore campana in Si♭³ . Si ottenne così un maestoso insieme di dieci campane, ciascuna delle quali venne battezzata con un nome di santo durante la benedizione solenne impartita il 4 settembre 1949 dall’Arcivescovo di Cremona, Mons. Giovanni Cazzani.
I nomi assegnati – incisi poi sulle campane – rievocano figure care alla devozione locale e alla tradizione cristiana: Santo Stefano Protomartire, Sant’Alberto, Santa Maria Assunta, San Sigismondo, Sant’Apollonia, San Lorenzo, i Santi Fermo e Rustico, Santa Caterina, i Santi Apostoli Pietro e Paolo e Sant’Omobono . Questo concerto in Do, dall’intonazione particolarmente solenne, ancora oggi accompagna con le sue melodie la vita liturgica e civile del paese.
Un ulteriore ammodernamento si ebbe nel 1980 con l’installazione di un sistema di automazione elettrica: da allora le campane suonano regolarmente a orari prestabiliti senza bisogno del sagrestano campanaro, pur conservando il tradizionale sistema a corda per eventuali suonate manuali . La scelta dell’automazione ha permesso di preservare le campane dall’usura e di coordinare in modo preciso i rintocchi, mantenendo però vivo il legame sonoro con la comunità.
Oggi la torre campanaria di Rivolta d’Adda si presenta dunque come un felice connubio di storia e attualità: la sua struttura medievale, ritoccata dal gusto storico ottocentesco, ospita un complesso campanario del XX secolo che continua a svolgere la sua funzione secolare di “voce” della basilica, ricordando a tutti la ricca eredità culturale e religiosa di questo luogo.
Testi:
Mons. Dennis Feudatari
Custodi di arte e storia
Fotografie:
Gianluca Colombi
Tour virtuale:
Gianluca Colombi
Pillar Srl
Video drone:
Mario Di Paola
Con il patrocinio del Comune di Rivolta